TEMI E FIGURE DEL DECADENTISMO
“…Nous voulons, tant ce feu nous brûle le cerveau, plonger au fond du gouffre ; Enfer ou Ciel, qu’ importe? Au fond de l’Inconnu pour trouver du Nouveau!....”
(C.Baudelaire - le Voyage )
“ …Noi vogliamo, tanto ci brucia nel cervello questo fuoco, precipitarci nel fondo dell’abisso; Inferno o Cielo, che importa? Discendere l’Ignoto per trovarvi nel fondo, al fine il Nuovo!...”
. Il Decadentismo e le sue iniziali diramazioni
Il termine "Decadentismo" fu coniato dalla critica naturalista per indicare spregiativamente una poetica che fosse espressione di degradazione culturale. Tuttavia i poeti decadenti, con notevole autoironia, accettarono presto tale definizione facendosene un vanto. Il Decadentismo, considerabile una diretta filiazione culturale del Romanticismo ( di cui riprende l’acuto soggettivismo), ebbe la sua concreta origine e la sua prima manifestazione letteraria in Francia, dove si sviluppò in aperta polemica con la letteratura naturalista. Interpreti della nuova sensibilità poetica, nonché padri spirituali della contigua propaggine simbolista, furono Charles Baudelaire e Stéphane Mallarmé da cui il mito della poesia pura, della poesia come forma immediata di rivelazione. Paul Verlaine e Arthur Rimbaud, inoltre, attraverso la loro “poesia maledetta” furono i primi a stabilire caratteristici e saldissimi legami tra la musica e la parola. Nella fase più matura del Decadentismo, dunque (per merito di Moreas che ne scrisse il manifesto nel 1886), si sviluppò fin dall’inizio una diramazione simbolista che si distingueva dal Decadentismo per una maggiore libertà espressiva, che si avvaleva di libere associazioni, di sinestesie, che evocava per analogia un mondo sotterraneo inaccessibile all’uomo comune dell’epoca, schiavo della materialità più degradata. In quel periodo che va dagli ultimi anni dell'Ottocento allo scoppio della prima guerra mondiale si svilupparono grandi tensioni internazionali a cui si aggiunse la “grande depressione” del 1873, che fu causa di ristagno produttivo e della conseguente politica protezionista. Non è perciò difficile capire come si poté arrivare ad una poesia che esprimesse un tormentoso senso della solitudine e del mistero, che rispecchiasse visioni pessimistiche del mondo e della vita umana. Ciò condusse in breve al capovolgimento dei tradizionali valori etici; la poesia apparve allora come il solo mezzo di intendere la realtà. Tale interesse condusse al progressivo raffinamento della tecnica e dei mezzi espressivi: la parola, sottraendosi ad ogni vincolo di natura logica, divenne limpida suggestione fonica e musicale, verso libero, linguaggio simbolico, pura illuminazione e folgorazione lirica. Obiettivo primo di tale movimento fu la reazione all'imperante Naturalismo, ribellione alla morale e alle abitudini borghesi, evasione dalla realtà quotidiana tramite la celebrazione dell'individualità eroica o infelice che osserva attraverso i sensi, abbandonando i dogmi razionalisti del Positivismo per l’analisi del subcosciente. La diffusione delle tematiche generali del Decadentismo non avvenne solo in Europa, ma presto anche in Russia si affermò il Simbolismo (grazie all’ opera culturale di Brjusov) ove ebbe massima fioritura nel primo decennio del Novecento, attraverso una letteratura dai vivi legami con lo stile di E.A.Poe.
. Decadentismo italiano e francese a confronto
Sempre in quegli anni il Decadentismo italiano ha le sue prime manifestazioni nella poetica di Pascoli e D'Annunzio, entrambe a loro modo caratterizzate da comuni forme di esasperato individualismo. Qui tuttavia, essendo l’Italia un paese in quel periodo scarsamente industriale e culturalmente chiuso verso il popolo, il Decadentismo non assunse il carattere dirompente che ebbe in Francia. La cultura italiana mancava inoltre di uno sfogo romantico, di una tradizione di rivolta di cui i nuovi poeti potessero valersi. Il tentativo degli “scapigliati”, che per primi si accostarono alle poesie di Baudelaire, risultò alla critica solo un goffo esperimento non paragonabile alla radicale spinta antitradizionalista dei decadenti francesi. Diversa rimarrà la concezione nostrana della figura del poeta, il quale ancora manteneva una funzione di guida culturale della società, al contrario di quanto avveniva contemporaneamente in Francia, dove il poeta viveva in una condizione di aristocratico isolamento, emarginato a causa della desacralizzazione dell’arte, ormai considerata merce. Mentre D'Annunzio rovesciò la solitudine intellettuale in una sorta di “show business” a beneficio delle masse, Pascoli assimilò a suo modo l’introversione dei “poeti maledetti”, tesa al contatto con il mondo dell’intimità attraverso una profonda ricerca sul suono, emanazione suggestiva degli oggetti e del luoghi del quotidiano (come li vedrebbe un fanciullino…), l’osservazione ingenua e ammirata della natura, a cui diametralmente si oppone, in un certo senso, il rapporto del Santo di Fogazzaro con una femminilità demonica e perversamente vorace che si spinge ai limiti della malattia, affascinanti in quanto impossibili da comprendere fino in fondo, inseguendo un eros prevaricatore e repressivo (anziché represso, come nel caso di Pascoli) simbolo di contestabili sistemi sociali degradati. In tale fase fu centrale il pensiero vitalistico di Nietzsche (e la sua dicotomia tra mondo scientifico, inibitore della creatività umana, e “volontà di potenza”) che influenzò fortemente la tematica superomistica di D’Annunzio, caratterizzata dal profondo disprezzo per la società contemporanea e dal compianto per la morte della bellezza ideale, della cultura, per mano della venale borghesia e del proletariato ignorantito. Nietzsche osserva che la massa umana tende all’accettazione di un “capo” perché, incapace di scelte autonome, si sente protetta nel seguire quelle impostele. Chi ha “la volontà di potenza”, ha il diritto di elevarsi sulla massa. Opponendosi al Positivismo, che mirava ad una conoscenza totale della realtà, al dominio dell’uomo sulla natura, il poeta decadente preferisce protendere verso il mistero, verso la rivelazione dell’ultramateriale. Ogni cosa non e' che un simbolo di qualcos’altro più profondo che sta al di là di essa. L'inconscio distrugge ogni legame razionale con il mondo esterno attraverso gli stati abnormi della ragione (come la malattia, la nevrosi, la follia, il desiderio, il sogno, l'incubo o l'allucinazione ) i quali provocano forme di “ex-stasis” che permettono allo spirito dionisiaco di entrare in contatto con il Tutto assoluto della natura, con il Pan da cui si sviluppa il Panismo D’Annunziano. Notevole anche il contributo di Grazia Deledda che, avvicinando lentamente il suo stile realista verso un modello più simbolista, approfondisce lo studio dei caratteri dei suoi personaggi e soprattutto inizia a connotarsi come acutissima osservatrice del legame tra uomo sociale e natura. Tra un personalissimo stampo di verismo ottocentesco e un concreto regionalismo, la scrittrice inserisce nelle sue opere numerosi caratteri decadenti comuni anche a D’Annunzio. Il linguaggio poetico simbolista viene recepito dalla Deledda per essere poi trasformato in una radicale ricerca di significati universali. Nelle opere della sua fase matura ( in cui otterrà il premio Nobel ), ed in particolare in “Cenere”, basilare è il confronto coscienza/incoscienza da cui si sviluppa una sincera ed acuta analisi della moralità pubblica, nello scontro imprevisto con l’impulso istintivo privato. Attraverso il sogno e la religione si ha una lettura completa degli eventi che ne vengono influenzati. La Deledda passa dall'interesse per la cultura tradizionale sarda alla vera e propria analisi psicologica dell’ uomo a contatto con il suo ambiente natio. “La chiesa della solitudine”, suo ultimo romanzo, subisce forti influenze autobiografiche ed assorbe in sé un pensiero amaro di dolorosa impotenza di fronte alla morte, sopraggiunta per l’ autrice dopo poco.
Nella seconda generazione decadente italiana (oltre all’affermazione eroica dell’Io, caratteristica della poesia crepuscolare) si sviluppò forte interesse per la tematica della crisi razionale nel legame uomo/vita, per la dimensione tragica della condizione umana presa in esame da Pirandello e per la dicotomia salute/malattia mentale su cui riflette Svevo, analisi che si snodano attraverso il monologo segreto, ponendo in primo piano la voce della coscienza interiore. Nasce così un’arte non più legata ad uno sviluppo lineare continuo, ma ad una concezione del tempo fluttuante. La malattia nervosa in tal caso diviene metafora di una condizione storica di noia e alienazione. Anche l’ amore, massimo valore poetico e letterario, tende a degenerare nella pura lussuria, nel morboso o nell’ambiguo, ad intorpidirsi nel vizio, nell’estraneità, nella corruzione e nella depravazione.
. Simbolo, arte e conoscenza
Canone fondamentale del Decadentismo è dunque l'equivalenza tra arte e conoscenza. Perdono valore la rima, l'eloquenza; la poesia accoglie influenze dalle altre arti, dalla musica specialmente. Il fascino, per esempio, esercitato da R.Wagner è grandissimo. In campo musicale si sviluppa il fenomeno di un'arte sempre più sottratta al condizionamento della realtà per mezzo delle suggestioni sensoriali. Al posto degli elementi del melodramma tradizionale, viene adoperato il canto declamato, non legato da alcuna forma fissa, che segue fedelmente la parola poetica. Solo la poesia tuttavia, mediante l’esplorazione dell'inconscio, può svelare il mistero della vita. Essa è l’atto che è alla base di ogni nascita d’arte, viene considerata la più alta forma di conoscenza poiché unico mezzo per scoprire la realtà che si nasconde dietro le apparenze esteriori. Sul piano stilistico, il rifiuto della tecnica “parnassiana” implica il distacco da una poetica attenta solo a descrivere la realtà esterna in maniera minuta: gli artisti rifiutano l'arte didascalica, piattamente realistica. Ne derivano un’attenta ricerca della musicalità e l’amore per le analogie evocative; l’arte non è più rappresentazione, ma intuizione. Il poeta decadente penetra nelle cose con intelletto calcolatore, analizza, giudica con cinismo ed ironia pur avvertendo, nello stesso tempo con amara sofferenza, l’inutilità di ogni ideale umano. Il 1857 è l'anno che vede la pubblicazione del capolavoro baudelairiano “I fiori del male”. In esso B. tenta di scoprire la natura e la ragione di quel misterioso legame che unisce l’uomo all’universo: l'estetica dell' inesprimibile. Tra Decadentismo e Simbolismo c'è stretta corrispondenza nell'uso dei simboli come veicoli di immagini e di significati, ma la differenza consiste nell'interpretazione degli stessi. Per i poeti decadenti il simbolo è un'immagine che rimanda a contenuti riconoscibili di carattere storico, estetico o spirituale. Quello dei poeti simbolisti è invece completamente irrazionale e privo di corrispondenze oggettive con una qualche realtà comune a poeta e lettore. Il suo significato si fa totalmente privato, non vincolante per nessun altro che per l'artista che lo enuncia. Baudelaire fu attratto da tutto ciò che nell'uomo è mistero, contraddizione, desiderio di innalzarsi spiritualmente e bisogno di assaporare il peccato; volle conoscere la vita in tutte le sue forme, descrivendole attraverso la noia di un uomo solo, insoddisfatto della propria condizione esistenziale. Forte è nei suoi componimenti l'aspirazione alla bellezza, ai paradisi artificiali, che da soli creano una poesia di incontaminato senso estetico, per poi tornare a riflettere sul senso della vita come limite, inganno che si mostra evidente nella disparità tra debolezza umana e potenza della natura.
. Inghilterra: Wilde e l’Estetismo
In Inghilterra, attraverso l’ulteriore propaggine dell’Estetismo, il maggior rappresentante del Decadentismo fu senz’altro Oscar Wilde. Si può dire che il manifesto di tale tendenza fu il romanzo "A Rebours" di Huysmans, dal momento che esso fissò un vero e proprio codice delle nuove simbologie a cui si ispirarono sia D’Annunzio nel "Piacere" che Wilde nel romanzo “The Picture of Dorian Gray” del 1891. Alla base dell’Estetismo vi è il culto della bellezza come valore unico e assoluto. L'esteta e' colui che assume come principio regolatore della sua vita il Bello. Tutto ciò lo spinge a condurre una vita caratterizzata dall’eccezionalità, contrapposta alla mediocrità comune. Le creazioni artistiche caratteristiche rifiutano la rappresentazione della realtà storica e sociale, mirando ad una idea d’arte pura come la poesia. Attraverso l'aggettivo ogni immagine deve suggerire il mistero che avvolge i fenomeni materiali e la vita; l’arte in questo caso è rivelazione e assoluta esaltazione della spiritualità. Wilde cominciò a far parlare di sé nell’Inghilterra ipocrita e puritana dell’età Vittoriana che lo condannò ai lavori forzati accusandolo di sodomia. “Il ritratto di Dorian Gray”, divenne una sorta di manifesto della raffinatezza contrapposta al gusto grossolano della massa e alle proliferanti menzogne politiche, religiose o morali. Esso rappresenta il rapporto arte-vita proprio come fu concepito dagli autori decadenti: la vita è totalmente costruita come un’opera d’arte, l’artista si libera dei limiti del tempo entrando in una dimensione di eterna bellezza. Wilde sostenne la necessità, per l’artista, di godere della libertà assoluta, al fine di non limitare mai la sua capacità di ricerca del Bello, considerando la vita come la prima e la maggiore delle arti.
. Rilke e il Decadentismo tedesco
Nella civiltà letteraria tra fine Ottocento e primo Novecento di primissimo piano e antesignano di un sentimento letterario tormentato fu Rainer Maria Rilke. Tra Simbolismo e Decadentismo Rilke fu soprattutto se stesso, elaborò un universo tutto soggettivo. Il suo sguardo è volto all’interno ma sa analizzare anche la realtà nella quale lui, malato, sembra costantemente affondare e perdersi, rivolgendosi allo smascheramento delle ipocrisie umane. La sua prima raccolta poetica, “Vita e canti” mostra un giovane Rilke legato prevalentemente al primo Decadentismo. Essa esprime una misticità che si risolve nelle cose concrete e nell'esercizio artistico di inesauribili metafore. Rilke considerava ancora l'uomo come possibile distruttore del mondo in quanto mercificatore, ma anche unica via di salvezza attraverso la parola poetica. Mito e realtà si fondono in una dimensione illusionistica. Il poeta si rifugia in una solitudine creativa vivendo ancora una volta il dramma dell’esistenza. Ne “I quaderni di Malte Laurids Brigge” egli annota sogni e incubi, ricordi dell'infanzia, il proprio percorso alla ricerca di Dio. Ogni suo slancio è teso al superamento della noia e del presente vuoto culturale, attraverso l’esaltazione della poesia sublime ispirata alla bellezza e alla felicità, oltre la soglia della caducità. Le figure dominanti delle sue opere simboleggiano le essenze del degrado contemporaneo: i folli, i ciechi, i solitari sono presenze mute in attesa, paradossalmente, del delirio come unica condizione di lucidità.
. Neruda : l’eredità del Decadentismo nel Modernismo latino-americano
I primi anni del Novecento corrispondono nella storia della letteratura ispano-americana alla fioritura del Modernismo. Tale movimento, concepito per la prima volta in senso letterario da Rubén Darío, fu figlio del romantico libertarianismo, che tuttavia fu in grado di produrre alla lunga solo stanchezza e volgarità. A questa trascuratezza strumentale il Modernismo oppose procedimenti tecnici eccellenti e difficili, inspirati a quelli dei Parnassianismo e del Simbolismo francese. Per la prima volta gli scrittori latino-americani non erano influenzati solo dai modelli tradizionali della letteratura spagnola, che offrivano loro solo forme ormai convenzionali, ma dai modelli della poesia decadente francese, che sentivano più affine al loro proclamato distacco artistico e politico. Inseguendone il concetto aristocratico dell’”arte ideale”, dell'arte fine a sé, i modernisti cileni svilupparono fin dall’inizio l'amore per le grandi culture e specialmente per la tradizione greco-latina. Portando all'estremo l'espressione individualista, riflettevano una sensibilità raffinata ed un orgoglioso soggettivismo, che tendevano all'idealizzazione, all'esotismo, all’artificialità ed al preziosismo, a fuggire dalla realtà del secolo XIX tutto americano e positivista. Il Modernismo ispano-americano, come i suoi antecedenti europei, cercava la cosa squisita e il raro per allontanarsi dalla volgarità del mondo, riflettendo sui significati della Carne e dell'Amore, della cosa ignota e del fato, del senso della vita e della morte, e soprattutto della bellezza pura, totale. E’ attraverso tale influenza che prendono voce le prime opere a carattere decadente di Pablo Neruda. In esse il poeta raggiunge la dimensione più profonda della sua arte: il dolore, la disperazione esistenziale, la coscienza della fine e il dubbio divoratore dell'aldilà. Il dissidio esistenziale e l'inquietudine di questo primo periodo, tuttavia, si scioglieranno ben presto in una visione più lirica e surreale, per poi stemperarsi ulteriormente in un realismo più sobrio nell'ultimo periodo. Con “Residencia en la tierra” e il “Crepusculario” gli occhi di Neruda si aprono alla contemplazione immediata di una natura feroce, poderosa; in questi poemi iniziali i sensi sono direttamente aperti alla realtà di un mondo non idealizzato, delle cose di ogni giorno, belle o brutte che siano, per le quali si devono avere occhi fotografici. Procedendo per associazioni emozionali, usa un linguaggio anomalo e dettagliato, cattura con dedizione immagini apparentemente sconnesse, inconsce. La rivelazione del Bello ideale avviene attraverso l'intuizione della cosa immediata, del quotidiano che i modernisti avrebbero considerato a-poético. Il tema della femminilità ambigua è ancora una volta centrale: la carne è idealizzata, concentra in sé il mistero del mondo e simbolizza l'eternità, rimanendo allo stesso tempo corporale geografia del cosmo. Neruda vede nella donna la personificazione della natura madre e distruttrice, di sapore strettamente romantico e decadente. E’ facile dunque osservare come la poesia di Pablo Neruda, riassumendo nel suo intero percorso le dinamiche fondamentali del Decadentismo e delle sue diramazioni (nel progressivo passaggio dall’ individualismo allo slancio vitale dell’ ultimo periodo), rappresenti lo slancio fondamentale di un mondo passato che non rinuncia a protrarsi verso la modernità.
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